SPECIALE TG1 DEL 29/01/2017
Andato in onda il: 30/01/2017

“Onlife” – di Barbara Carfagna

speciale tg1Questo è un documentario sulla organizzazione digitale basata sui Big data dello Stato di Singapore.
Il primo “Governo Tech” al mondo.
Ci preannuncia quello che potrebbe essere una organizzazione di governo
che potrebbe riguardare anche noi in un futuro non molto lontano.
Tra Web e Social Network la nostra vita sarà On Life più che online.


Singapore con i suoi 4 milioni di abitanti, è tra i paesi più tecnologici del mondo.
La nazione è guidata dai Big data, la cosiddetta “Data driven”.
In questa forma moderna di organizzazione sociale ogni cosa è basata sui dati.
Ogni persona ha un’identità digitalizzata. Su di una carta magnetica (come le nostre carte di credito) sono raccolti i dati anagrafici riguardanti la persona, la sua professione, la provenienza, gli studi, lo stato sociale attuale ecc.

singapore
La progettazione degli interventi statali è sviluppata su piani ventennali, con l’obiettivo di anticipare i bisogni dei cittadini e rendere il paese più efficiente.
I bambini vengono subito messi a contatto con la tecnologia (intorno ai 3 anni), perché sappiano organizzarsi e programmare il loro futuro.
Tutti i dati sono custoditi su un super Computer di Stato, che li analizza costantemente.
Nulla è lasciato al caso.
Proprio nello stato di Singapore a ottobre del 2016 è nato il primo “Governo Tech” del mondo.
Questo governo tecnologico ha il compito di agevolare la vita dei cittadini, guidando l’economia e la produttività attraverso i Big data. Anche la politica e la pubblica amministrazione sono basate sui dati.
Si cerca di anticipare i bisogni e la soddisfazione del benessere dei cittadini attraverso gli algoritmi, a stretto contatto con i neuroscienziati.

Si analizzano i sentimenti della popolazione (analisi sentimentale – Sentiment Analysis), da quello che ne viene fuori dai Social Network.

Singapore non è l’unico Stato ad adottare queste forme sperimentali di società. Vi sono tanti altri esempi, anche in Europa, di Stati in cui i cittadini sono costantemente connessi, l’ Islanda è uno di questi.

La maggior parte delle sperimentazioni sono sotto forma di Smart city (per ora).
Estendere l’organizzazione sociale incentrata sui big data ad un intero stato però è una cosa un po’ più complessa e complicata.

federico-pistonoSecondo Federico Pistono, futurista della Singolarity University, l’ impiego dei Big data, degli algoritmi e dei Robot nel mondo del lavoro e in quello sociale (p.es.: assistenza agli anziani) non sarà solo un male per la società.

I Robot occuperanno i posti di lavoro che gli uomini non vogliono fare e lascieranno a questi ultimi più tempo libero per dedicarsi alle cose a cui più sono interessati, alle relazioni sociali e allo studio.

Perchè oggi, secondo Pistono, abbiamo un “surplus cognitivo” inimmaginabile e molte persone sono costrette a fare lavori che sminuiscono le loro capacità intellettive, reprimendo così un potenziale capitale umano che rimane inespresso.

Queste nuove forme di organizzazione sociale sono il preludio della fine di un’era e l’inizio di una nuova, in cui molti lavoratori (umani) saranno sostituiti da software e Robot.

Ma nel lungo termine l’ anello si romperà, dice Pistono: il sistema economico dovrà essere cambiato, perchè le persone avranno sempre meno potere d’ acquisto e di conseguenza l’ economia si incepperà.

Bisogna fare qualcosa prima che si arrivi al “punto di rottura”.

Poche persone sapranno integrarsi con le nuove tecnologie e conquistarsi un posto di lavoro o conservare il proprio.

Un sistema di economia globale dove il “reddito è conseguenza del lavoro effettuato” non funzionerà più, non reggerà.

Infatti si sta pensando al “Basic income” (reddito di cittadinanza) per cercare di risolvere questo probabile problema sociale del futuro.
Con il Basic income si darà a tutti, indistintamente, una minima base economica per poter sopravvivere, senza doversi preoccupare.

Adesso le multinazionali tecnologiche evadono miliardi e miliardi di dollari di tasse che potrebbero essere redistribuiti per questo scopo.

paolo-ercolani-biz
da paoloercolani.biz

Il Web e i Social network, ormai pienamente integrati con la nostra quotidianità, sono solo un’ anticipazione di quello che, si ipotizza, sarà  il nuovo modo di relazionarsi, di socializzare e di lavorare delle società del futuro.

Tutto si conformerà al digitale.
Temi sociali d’ importanza fondamentale saranno stravolti.

Per esempio una tematica sociale importante come quella della morte è già stata alterata.

Se prima era compito esclusivo delle religioni e della teologia contemplarla e studiarla, adesso il sentimento forte dei parenti dei defunti (lontani fisicamente e geograficamente tra loro) sta portando alla sperimentazione casuale, e non speculativa, di forme di culto moderne che si servono della Rete Internet.
Si creano spazi digitali dedicati alle persone scomparse, attorno ai quali è possibile riunirsi o interagire.
Il Web diventa una specie di “luogo in comune” dove le persone si possono incontrare virtualmente, in tempo reale, per celebrare le funzioni religiose o pregare insieme.

romanUna ragazza californiana per esempio ha raccolto tutti i dati delle chat, le foto e gli altri dati digitali di un suo amico morto in un incidente stradale.
Questi dati sono stati immessi in un Bot che ha assunto una specie di personalità dell’ amico:
lei così continua a chattare con lui come se fosse ancora vivo.
Ha fatto di questo software una start-up.

rosarioUn’ altra ragazza messicana ha inventato un Rosario connesso a Internet, con le ultime foto del nonno e le ultime frasi.
Quando ci sono delle ricorrenze i parenti si connettono e pregano con il nonno in Rete.

socialMai nella storia dell’ umanità ci sono stati così tanti dati sulla nostra vita.

Il rischio è quello che si possa creare un vero business attorno al flusso dei dati dei defunti.

Si stima che nel 2026 gli account delle persone morte saranno più di quelli delle persone vive.

E siccome oggi possiamo dire agli amministratori dei social network quello che vogliamo che si faccia dei nostri dati, il famoso “testamento digitale”, potremmo rischiare di avere numerose aziende che offrono questo servizio, per curare e gestire account di persone scomparse.

tribuInternet ci ha riportati a “condividere tutto con tutti” (senza però dover essere vicini fisicamente), come quando si viveva in tribù.

Gli esperti fanno ricadere l’ attenzione su come questa “spinta alla condivisione esasperata” sui social network delle nostre esperienze di vita (come se fosse più importante condividerle che viverle), mette in crisi la tradizionale esperienza emozionale, quella che scaturisce dall’incontro faccia a faccia per intenderci.

Infatti la “reazione emotiva sui social” è istantanea e intensa; coinvolge l’attenzione di chi è connesso e lo spinge alla partecipazione, su un qualsiasi argomento di comune interesse: sia un tema politico e sociale, una foto, un articolo o un commento.

La potenza delle “emozioni condivise on line” crea delle vere e proprie “tribù online”.
Le persone che la pensano allo stesso modo riguardo ad un determinato argomento (manifestazioni, flash mob, eventi e mode momentanee, ideologie vecchie e nuove, un nuovo smartphone ecc.), si sentono di appartenere a queste tribù e sono stimolate a partecipare attivamente.

L’ ”identità dell’individuo” si scioglie nelle “identità collettiva”.

Tutti fanno e pensano come se fossero in branco.

Il corpo sotto forma di dati è nudo e condiviso, proprio come lo era nelle tribù.

Succede oggi online quello che succedeva nelle prime società organizzate (società agricole, pastorali), in cui l’identità era quella collettiva e non quella personale o soggettiva.
Un’ “identità primordiale” senza privacy, proprietà privata e democrazia.

Quindi l’ integrazione del Web nella nostra quotidianità, influisce sull’ individuo a livello psicologico, sociale ed umano.

luciano floridiSecondo il professor Luciano Floridi, filosofo della Oxford University, chi è nato prima dell’era digitale ha un vantaggio nelle relazioni umane odierne. Perchè ha sviluppato una specie di “anticorpi digitali” ed è “meno influenzabile” dalla Rete e dai social, rispetto a quanto lo siano i nativi digitali.

Gli “aspetti negativi del mondo social” non sono solo quelli di cui sentiamo o leggiamo ogni giorno, come il cyberbullismo, lo stalking virtuale, o il fenomeno dei troll (che intaccano tutti gli ambienti sociali da quelli privati o personali a quelli lavorativi), ma anche altri, apparentemente normali e innoqui, ma che ricadono sulle nostre relazioni interpersonali e sul modo di vivere nella società.

In conclusione la tecnologia (se non la si usa con parsimonia), l’evoluzione e il nuovo e comodo modo di socializzare, ci potrebbero costare cari in termini di “perdita della privacy” (sui social network controllati dai colossi e dalle multinazionali), di “libertà” (se consideriamo che adesso i nostri spostamenti sono tracciati sulle mappe geografiche) e in alcuni casi anche dell’ “identità personale”.

Il Web è libertà!
Salvaguardiamolo!
E’ nostro interesse.

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