social
fonte: bullismoonline.it

Internet non è più solo un nuovo mezzo di comunicazione di massa. Non è più solo virtuale.
Tramite i social network, integrati con Tv e Radio, i blog e i vari servizi di messaggistica istantanea sta plasmando la realtà divenendone il portavoce.

Con Internet ci informano, ci teniamo in contatto con amici e parenti; lavoriamo, compriamo sempre di più online e usiamo la miriade di servizi che ci mette a disposizione la Rete.
Insomma Internet ormai è indispensabile per tutto e per tutti.

Siamo la prima società iperconnessa.

Tutti possiamo usare questo mezzo di comunicazione dalle potenzialità infinite.
Una realtà che l’ Umanità non aveva mai conosciuto prima di quest’ epoca.

Con l’uso delle tecnologie digitali collegate alla Rete, stanno nascendo sistemi di controllo e di organizzazione sociale ancora in fase sperimentale, ma che funzionano!
Le Smart City ne sono un esempio.
Si stanno formando i primi “Governi Tech”, di cui lo stato di Singapore (istituito nell’ Ottobre 2016) è il precursore.

Chissà se davvero diventeremo una società che dipende dai Big Data!
Ma in un certo qual modo abbiamo già cominciato a dipendere da Internet.

Poi c’è il business, che la fa da padrone anche sul Web.
Lo sfruttamento dei dati degli utenti provenienti dalle nostre ricerche, dai nostri acquisti sui vari siti o anche dai provider che ci permettono di accedere alla Rete, fa comodo ai Colossi del Web, che li manipolano facendoci credere che i servizi offerti possano essere solo un vantaggio per noi e con questi invece si arricchiscono alle nostre spalle.

Oltretutto siamo inconsapevolmente noi stessi ad alimentare questo smisurato e costante sfruttamento di dati.

La nostra dipendenza da Internet è un affare per le multinazionali e per i colossi del Web, non prendiamoci in giro!

Perchè c’è Google che sa tutto, perchè possiamo compriamo quello che vogliamo stando comodamente a casa, perchè possiamo seguire i nostri idoli della musica, i nostri campioni dello sport usando i servizi di streaming; possiamo parlare con loro in diretta Facebook e sugli altri social, possiamo osservare la loro quotidianità ecc.

Anche la politica sta cambiando con il Web.
I politici ormai parlano più sui social che in Parlamento.

Il Web insomma è omnicomprensivo.

Tutto ciò ci appaga e noi restiamo in media dalle due alle tre ore incollati ad un monitor credendo che la realtà sia ormai quella.

Quindi guardiamo in faccia la realtà, la maggior parte degli internauti (circa tre miliardi di persone), ognuno con i propri interessi, è dipendente dalla Rete.

Siamo tutti dipendenti da Internet!

statistica
fonte: msn.com

Questa dipendenza dall’ uso quotidiano del Web però sta cominciando ad avere i suoi “effetti collaterali”. Questi si ripercuotono sui processi di apprendimento della memoria soprattutto nei bambini (come se sta parlando in questo periodo).

Non ci sforziamo più a ragionare per esempio.

La cyber-dipendenza è un problema serio ed adesso è riconosciuto anche dalla Medicina, ma non tutti ne siamo consapevoli.

Già da qualche anno è attivo un “Centro per le dipendenze da Internet” al Policlinico Gemelli di Roma, che fino al 2016 ha curato centinaia di persone. La maggior parte adolescenti.

Il problema è grave soprattutto per i bambini e gli adolescenti, alcuni dei quali stanno davanti al monitor fino a 18 ore al giorno.

Questo uso disfunzionale del tempo passato in Rete provoca delle “distorsioni nei processi di costruzione dell’ identità e dell’ immagine personale”, collegati a fenomeni di “dissociazione dalla realtà fino all’ isolamento vero e proprio”, come ci informa il Prof. Federico Tonioni.

La dipendenza diventa patologica e il ritiro sociale una conseguenza inconsapevole.

Il fenomeno dell’ “Hikikomori” (autoreclusione anche da dipendenze da internet – coloro che se ne stanno in disparte), così viene definito in Giappone, dove sono 2 milioni e mezzo gli utenti affetti da questa patologia.

A tal proposito vorrei citare anche un altro centro attivo in Italia che prende il nome proprio da questo fenomeno : il Centro Hikikomori di Milano.
Il centro si interessa di diverse patologie:
dipendenza da Internet (uso eccessivo ed abuso della rete), gioco d’azzardo online, sindrome Hikikomori (autoreclusione, anche in associazione a dipendenza da internet), shopping compulsivo online, dipendenza da videogiochi, cybersex, dipendenza da telefonino cellulare, dipendenza da trading online, dipendenza da eccessive informazioni dalla Rete.

Uno studio di Gfk (istituto che fa indagini di mercato) condotto in 17 paesi del mondo afferma che un terzo degli italiani ammette di essere dipendente dalla tecnologia.
La fascia d’età maggiormente interessata è quella dei trentenni a differenza di molti altri Paesi in cui la dipendenza interessa invece gli adolescenti.

internet addiction disorder
fonte: lamedicinainunoscatto.it

Comunque di solito parliamo di dipendenze specifiche non di dipendenza dall’ accesso ad Internet in generale.
Sono infatti il cybersex, il gioco d’azzardo virtuale, i giochi online e i social network le categorie che comportano il più alto rischio di dipendenza. Soprattutto i social network.
Quando non è possibile accedere ai social per un attacco hacker o per qualche altro motivo, moltissimi utenti subiscono una vera e propria crisi.

Sean Parker ex presidente di Facebook e fondatore di Napster si è espresso con questo parole:

“ Quando un social network cresce fino a un miliardo o due miliardi di persone, è chiaro che cambia letteralmente la tua relazione con la società e con gli altri. Probabilmente interferisce in misteriosamente con la produttività in strani modi. Solo Dio sa cosa stia facendo ai cervelli dei nostri bambini.”

Uno altro studio, che integra una serie di altri studi internazionali, conferma l’ allarmismo gravissimo creatosi negli ultimi: cattiveria, stupidità, razzismo sono le principali prerogative della maggioranza dei messaggi che invadono il Web.

Ora, è inutile elencare le varie patologie più conosciute da cui è meglio tenersi alla larga se si è un “social addicted”, ma sarà sufficiente accennarne alcune; quelle che potrebbero interessare la maggior parte di noi (senza discutere di sintomi, sensazioni o soluzioni e terapie poichè non è mia competenza):

  • F.O.M.O. (Fear of Missing Out), che è la paura di perdersi qualcosa dal flusso di informazioni della Rete; l’ eccessivo controllo dei profili social, della posta elettronica per paura di perdersi un evento, una notizia in tempo reale o una comunicazione di un gruppo di persone a cui teniamo particolarmente, può provocare un senso di ansietà o panico;
  • NOMOFOBIA (No Mobile Phobia), che è la dipendenza dai dispositivi mobile; se accidentalmente non abbiamo con noi il nostro smartphone proviamo sensazioni di panico e disperazione;
  • CYBERCONDRIA, che è la consultazione del Web per una spiegazione sui sintomi di malessere avvertiti; è un fenomeno ipocondriaco derivante dalle ricerche su Internet che ci fanno preoccupare senza alcun motivo, perchè non sono veramente delle patologie.

Queste patologie e altre, sono accomunate dal pericolo che potrebbe derivare dalla dipendenza da Internet e dalla tecnologia.

Quindi se abbiamo bisogno di un chiarimento riguardo la nostra salute non usiamo Google o qualche altro servizio digitale (anche se ce ne sono alcuni molto validi) ma andiamo da un medico per rassicurarci.

E quando usiamo il Web, i social network, le piattaforme di intrattenimento ecc. facciamolo con parsimonia; potrebbe essere solo un vantaggio per il nostro benessere fisico e mentale.

 

 

Il Web è libertà!
Salvaguardiamolo!
E’ nostro interesse.

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